martedì 14 novembre 2017

Stavolta il Fantafestival arriva col freddo, dal 22 al 26 novembre al My Cityplex Savoy di Roma, con un incontro con Luigi Cozzi alias Lewis Coates e una chiusura con Dario Argento e "Zombi" in omaggio a George A. Romero

La XXXVII edizione del Fantafestival alza il sipario con le attese anteprime di Panoramica Italia, due appuntamenti con il Fantastico Televisivo, un viaggio nel mondo del Fumetto e diversi appuntamenti immancabili. Al via dal 22 al 26 novembre - al My Cityplex Savoy di Roma -, la 37.a edizione del

Fantafestival (Mostra Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico), diretta da Alberto Ravaglioli. Un appuntamento ricco di anteprime esclusive, eventi speciali, incontri, retrospettive, dibattiti e sezioni competitive. Tra gli incontri più attesi Luigi Cozzi, regista di “Star Crash - Scontri Stellari oltre la Terza Dimensione” (1978), con Caroline Munro, Marjoe Gortner, David Hasselhoff (da “Supercar” a “Baywatch”), Nadia Cassini – allora la più popolare perché protagonista di commedie sexy - e il Premio Oscar Christopher
Plummer; e anche protagonista del documentario a lui dedicato “Fantasticozzi”, diretto da Felice M. Guerra, e l’effettista e regista Sergio Stivaletti, che presenterà in anteprima una clip tratta dalla sua ultima fatica dietro la macchina da presa: “Rabbia Furiosa”, liberamente ispirato al terribile fatto di cronaca riguardante il cosiddetto ‘Canaro della Magliana’. E’ per il 23 novembre l’appuntamento dedicato al fantastico televisivo, volto a riportare alla luce l’unico esempio di serie televisiva fantascientifica realizzata per il circuito delle emittenti locali. Alla presenza degli autori e del cast artistico e tecnico, infatti, verranno proiettati tre episodi di un piccolo
tesoro perduto della storia della Tv italiana: la sconosciuta “Ora Zero e dintorni”, realizzata nel 1979 e di stampo antologico con ambientazione post-atomica. Sabato 25 novembre sarà dedicato, invece, ad un grande del piccolo schermo fantastico (e non solo) tricolore: Biagio Proietti. Per l’occasione verranno proiettati il rarissimo “Storia senza parole”, appassionante giallo senza dialoghi, e “La casa della follia”, uno dei migliori episodi della serie “Il fascino dell’insolito£”, tratto da un racconto del grande Richard Matheson. Alla serata parteciperà lo
stesso Proietti, pronto a rispondere alle domande del pubblico e a raccontare la sua vita e la sua carriera. Il 24 novembre, il Fantafestival dedicherà la serata al rapporto tra Cinema e Fumetto di genere fantastico: oltre alla presentazione dei progetti editoriali di Bugs Comics il ricco programma di proiezioni prevede, tra l’altro, il documentario “Splatter - La rivista proibita” e il primo cortometraggio da regista di Claudio Chiaverotti, sceneggiatore Sergio Bonelli Editore di Dylan Dog, Brendon e Morgan Lost: l’horror “I vampiri sognano le fate d’inverno?”
Domenica 26 novembre in chiusura, invece, sarà la volta di un omaggio al recentemente scomparso maestro del cinema horror George A. Romero: la proiezione su grande schermo della versione restaurata del cult “Zombi” (Dawn of the Dead). Il film sarà proiettato nella versione europea della pellicola, con il montaggio di Dario Argento e le musiche originali dei Goblin e sarà introdotto proprio dallo stesso Argento, che con il padre degli zombi ha condiviso lavoro e amicizia. Un omaggio oltretutto preceduto da un’intervista esclusiva allo stesso Romero realizzata da Leopoldo Santovincenzo e Carlo Modesti Pauer.
Anche quest’anno la sezione Panoramica Italia si propone come vetrina privilegiata del lavoro dei giovani autori italiani di cinema fantastico e ospiterà, tra gli altri: il misterico fanta-horror “The Antithesis” con Crisula Stafida (“Tulpa - Perdizioni mortali”) e Marina Loi (“Zombi 3”); “The Wicked Gift”, opera prima di Roberto D’Antona, giovane attore/regista indipendente che ha già all’attivo diversi cortometraggi e webserie di genere, e “Almost Dead”, thriller-horror di Giorgio Bruno, premiato al MiSciFi 2017 di Miami come ‘Miglior Thriller’.
Inoltre, il 37° Fantafestival dedica due proiezioni notturne agli Z-Movies e a due registi che sono riusciti ad entrare nella storia del cinema orgogliosamente dalla porta sul retro. Andrea Marfori, regista del cult-trash horror “Il Bosco 1”, presenterà “Zombie Soviet Invasion”, episodio pilota di quella che è stata definita la risposta russa a “The Walking Dead” e il mediometraggio “The Unfortunate Life of Georgina Spelvin Chained to a Radiator”. Protagonista della seconda serata Z-Movies sarà Marco Antonio Andolfi, regista e protagonista del film “La Croce delle Sette Pietre”. In occasione del trentennale di quello che è conosciuto anche come “Il lupo mannaro contro la Camorra”, sarà proiettato anche il mediometraggio sequel del film del 1987: “Riecco Aborym!”
Inoltre, all'inizio di febbraio il Fantafestival organizzerà, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, un'interessante rassegna sulla seconda generazione dei maestri del fantastico italiano. Il programma è in fase di elaborazione e sarà comunicato direttamente attraverso le newsletter. Come anticipavamo, sarà Dario Argento a chiudere il festival con un omaggio speciale a George A. Romero in cui sarà proiettata la versione restaurata in 4K del cult “Zombi”, da lui montata.
Quindi, preparatevi ad una nuova invasione di creature ultraterrene, inquietanti presenze ed esseri soprannaturali, il Fantafestival sta tornando per tenere ancora una volta alta la bandiera della sua quasi quarantennale tradizione a base di curiosità inedite, titoli emozionanti e, ovviamente, ospiti speciali! Come nelle passate edizioni, tornano anche gli Effetti Collaterali del Fantafestival, attività permanenti di approfondimento dei temi dell’immaginario con incontri e proiezioni a cura di Tino Franco e Simone Scardecchia presso la sede dell’associazione culturale Nel Blu Studios (Via Montello,2). Di seguito il programma
Sabato 2 dicembre 2017 ore 21,00 “Sogno n° 1. Godzilla”: Fantasma Cinematografico di Simone Scardecchia - documentario 50’ Godzilla, leggenda del Cinema, miete successi quanto vittime da ormai 60 anni. Un'indagine sulle origini e le fonti di ispirazione del celeberrimo personaggio con una suggestiva tesi sulle profonde radici del fascino che in tutto il mondo milioni di fan nutrono per questa formidabile creatura.
Sabato 27 gennaio 2018 ore 21,00 “Sogno n° 2. L'Abominevole Uomo delle Nevi” di Simone Scardecchia - documentario 50’ Una ipotesi riguardo la natura, il significato profondo e l'importanza antropologica che riveste nell'immaginario lo Yeti delle vette Himalayane. Cercandone le radici nella figura leggendaria e mitica, universalmente diffusa, dell'Uomo Selvaggio.
Il Fantafestival 2017 per la traduzione ed il sottotitolaggio dei film ha il supporto degli studenti del corso di adattamento televisivo dell’Università degli Studi Internazionali di Roma UNINT, il patrocinio del I Municipio del Comune di Roma ed il sostegno della Banca di Credito Cooperativo di Roma. Biglietto giornaliero: 5 Euro Abbonamento: 20 Euro Per informazioni info@fanta-festival.it www.fanta-festival.it

lunedì 13 novembre 2017

Dal 18 novembre torna il Calcata Film Festival con la terza edizione dedicata al Cinema dell'Immigrazione con tre mostre, dibattiti e due lezioni di cinema

Si inaugura sabato 18 novembre la terza edizione del Calcata Film Festival: L’evoluzione della Settima Arte. Per il terzo anno, l'evento porterà il cinema nei luoghi del Cinema, ovvero negli splendidi territori di Calcata, Mazzano e del Parco Regionale della Valle del Treja, utilizzati come set per centinaia di pellicole che hanno fatto la grande storia del Cinema italiano.

Anche quest'anno il festival guarderà al passato, al presente e al futuro del nostro cinema. Lo farà con una retrospettiva, una selezione di lungometraggi e cortometraggi dedicata al “Cinema dell'immigrazione”, con tre mostre, dibattiti e due lezioni di cinema rivolte in particolare ai giovani filmmaker. La retrospettiva “Il Cinema nel Parco… e oltre” prevederà una selezione di film girati nel parco regionale Valle del Treja - compreso nei territori di Mazzano Romano (Rm) e Calcata (Vt) - con un omaggio alla vicina Faleria con lo scopo di valorizzare il territorio e il suo storico legame con il cinema. Si partirà domenica 19 novembre al teatro comunale di Calcata Nuova e proseguirà fino a venerdì 24 novembre.
La rassegna “Il Cinema dell'immigrazione”, prima di dare spazio alle opere di registi emergenti selezionati da giovani critici che presenteranno i loro lungometraggi e cortometraggi, verrà aperta domenica 26 novembre al teatro comunale di Calcata Nuova, da “Il cammino della speranza” di Pietro Germi con Raf Vallone ed Elena Varzi. Un film che getta lo sguardo sul passato della nostra emigrazione e invita a riflettere su un tema diventato oggi di strettissima attualità come quello dell'immigrazione. Dopo la proiezione seguirà un incontro dibattito con i sindaci di Calcata, Mazzano ed altri ospiti. Dal 27 novembre al 2 dicembre il Festival entrerà nel vivo con le proiezioni di alcune tra le più interessanti pellicole, opere prime e cortometraggi la cui scelta è stata affidata alle nuove leve della critica cinematografica. Saranno presenti gli autori.
Tra gli eventi collaterali al Festival, saranno inaugurate sabato 18 novembre tre mostre che andranno avanti fino al 3 dicembre: “Dal Pre-cinema ai nostri giorni” continua il suo percorso di esposizione delle storiche macchine da presautilizzate nella storia del Cinema: in questa edizione, “Cinema prima e durante la “Seconda guerra mondiale”, si avrà la possibilità di vedere esposte Arriflex, Debrie, Novado, Donelli, Ascania, Pion, Prevost e una moviola Intercinema. “Manifesti dal 1938 al 1943”, con manifesti cinematografici dell'epoca.
La mostra fotografica “Giuseppe De Santis e il neorealismo”che sarà accompagnata da una conferenza sul Neorealismo italiano condotta da uno storico del cinema. Infine, due le Lezioni di cinema previste: Conservazione e restauro del patrimonio Cinematografico e audiovisivo (In collaborazione con Cineteca Nazionale). Nuove tendenze e tecnologie tenuta da un professionista del settore. La Rassegna è promossa da AmaRcorD Associazione Culturale sotto la direzione artistica di Franco Mariotti e la direzione organizzativa di Rossella Piergentili; con il contributo della Regione Lazio - Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili; con il patrocinio e la collaborazione delComune di Calcata e del Parco Valle del Treja, e della Cineteca Lucana. Per il programma completo e gli aggiornamenti: https://www.facebook.com/calcataFilmFestival

giovedì 9 novembre 2017

Arriva l'8.a edizione di ProCult, la Mostra del Cinema Rumeno a Roma dal 10 al 12 novembre, alla Casa del Cinema e all'Accademia di Romania

Parte l’ottava edizione di ProCult, Mostra del Cinema Rumeno a Roma dal 10 al 12 novembre2017. Promossa da ProEvent insieme all’Ambasciata di Romania in Italia e all’Accademia di Romania a Roma – con il sostegno dell’Istituto Culturale Romeno – negli ultimi anni la Mostra ha creato un proficuo dialogo artistico tra Italia e Romania, diventando un appuntamento fisso dell’agenda capitolina. Quest’anno la Mostra avrà luogo presso l’Accademia di Romania e la Casa del Cinema. Il calendario prevede una “tre giorni” ad ingresso gratuito: sei proiezioni – in lingua originale con sottotitoli in italiano – ci guideranno alla scoperta dell’universo creativo rumeno attraverso film che narrano gli aspetti sociali, politici, ambientali e culturali di questa comunità. Nei film presenti all’ottava edizione della Mostra il luogo diventa protagonista e denominatore comune, spazio determinato dalla mente e dall’anima più che dai confini fisici, ambito soggettivo vissuto emotivamente che acquista importanza in funzione dei sentimenti, dei ricordi e delle suggestioni trasmesse. Venerdì 10 novembre 2017 alle ore 19:00 apre la Mostra – presso l’Accademia di Romania (Roma, Piazzale José de San Martin) – la proiezione di “Wild Carpathia” di Charlie Ottley, documentario che racconta un luogo incontaminato della Romania come le foreste dei Monti Carpazi, considerate alcune tra le ultime terre selvagge d’Europa. Il documentario, che ha riscosso interesse fin dalla sua prima uscita (anche grazie alla dichiarazione del principe Carlo d’Inghilterra che ha confermato la sua discendenza dal principe rumeno Vlad Ţepeş), mostra la Transilvania in tutta la sua imponenza, accostando immagini della vita contemporanea a quelle dell’immaginario collettivo, i luoghi della natura a quelli della società contemporanea. Sabato 11 novembre la Manifestazione si sposta presso la Casa del Cinemadi Roma – Largo Marcello Mastroianni, 1 – e alle 17:00 il lungometraggio “Doppio” di Catrinel Danaita ci scaraventerà nel pieno di una crisi di mezz’età. George, architetto di successo impegnato con Corina, sente di vivere un’esistenza insoddisfacente ma la sua routine verrà stravolta dall’incontro con una ragazza affascinante. I luoghi della Bucarest “da bere” lasceranno il posto al mistero, ai luoghi del desiderio. Con tre Premi Gopo 2017, tra cui “Miglior lungometraggio di debutto”, “Doppio” ha aperto la seconda edizione dell’Este Film Festival. Alle 19:00 sarà la volta di “A Casa di Papà”, lungometraggio di Andrei Cohn: Robert, un giovane scrittore in un momento di fragilità emotiva, ritorna – per la prima volta dopo la morte della madre – nel villaggio dove è nato. Un giorno gli basterà per confrontarsi con il suo passato, con i luoghi e i protagonisti della sua giovinezza. L’ottava edizione della Mostra del Cinema Rumeno si chiuderà domenica 12 novembre alla Casa del Cinema. Il luogo – nella doppia sfaccettatura di luogo istituzionale e luogo rurale – torna ad essere protagonista di due documentari “emozionali”: alle 17:00 “I Geni Salvati” di Cristina Tilica ci presenta il progetto “Borse di studio per bambini della campagna”, gestito dall’associazione Pro Ruralis di Iaşi. Nel 2002 quattro bambini – Alexandra Costin, Daniela Curcă, Silviu Stan e Andrei Gazea – erano arrivati dalla campagna in città per studiare, perché inseriti in un progetto che avrebbe aperto loro nuovi orizzonti; i quattro giovani ci guideranno nel loro percorso di vita, dalla seconda elementare fino alla laurea, mostrandoci ciò che sono riusciti a realizzare dopo essere partiti da alcune tra le zone rurali più isolate della Romania. A seguire il documentario “Costanza Sessantacinque” di Tudor Chirila che ripercorre i festeggiamenti del 65° anniversario di attività del Teatro d’Arte Drammatica di Costanza quando – nel novembre del 2016 – una troupe della TV Nazionale ne ha documentato l’evento, che si sarebbe immaginato svolgersi in modo ordinato ma che è stato pretesto per aspre critiche. Alle 19:00 i documentari lasceranno spazio al film comico “2 biglietti della Lotteria” di Paul Negoescu, opera premiata dalla giuria dello Zurich Film Festival con un riconoscimento speciale ed ispirata al romanzo dello scrittore romeno Ion Luca Caragiale. Il film racconta della perdita di un biglietto vincente della lotteria: così tre amici inizieranno un’avventura ricca di situazioni comiche, scorribande e incontri con personaggi bizzarri in luoghi surreali. Presso la Casa del Cinema sarà possibile visitare la mostra fotografica “Artisti da 10 e Lode!”: venti monografie raffiguranti attori e registi rumeni tra più importanti degli ultimi cento anni, corredate da cenni biografici che illustreranno gli aspetti significativi delle loro carriere. Informazioni generali VIII Edizione di ProCult, Mostra del Cinema Rumeno a Roma Organizzata da: ProEvent con il sostegno dell’Accademia di Romania a Romae dell’Istituto Culturale Romeno; con il patrocinio dell’Ambasciata di Romania in Italia, di Roma Capitale, Casa del Cinema, Zètema Progetto Cultura e Villa Borghese; in collaborazione con Vocea Romanilor, Radio Romania Actualitati, TVRI, Agenda Diasporei, Vocea Romaneasca, Emigrantul, Actualitatea Magazin, Colors Radio, Romit TV e “Associazione Parole, Musica e Cinemania” Proiezioni in mostra: 6 Date: dal 10 al 12 novembre 2017 Luogo: ROMA – Accademia di Romania; Casa del Cinema Biglietti: ingresso libero fino ad esaurimento posti Sponsor: Compagnia Aerea BlueAir, MoneyGram, Happy Communication, Gran Suite Corso, Pasticceria Grama, Supermercato Egàl, Project Constructing Office Nova Concept

giovedì 2 novembre 2017

5 documentari 5 alla Festa del Cinema: da Maria Callas a Vanessa Redgrave, da Bob Dylan a McKellen e i segreti (sessuali) dei divi di Hollywood anni '40-'60

Cinque documentari, tra ieri e oggi, presentati alla Festa del Cinema di Roma, e tutti dedicati e/o realizzati da personaggi del mondo dello spettacolo, fra musica, teatro e cinema. Ieri è stato presentato “Maria by Callas: in Her Own Words” dell’americano Tom Volf. Un ritratto della grande diva della lirica raccontato attraverso le sue parole (voce per le sue, poche, lettere di Fanny Ardant, che l’aveva interpretato nel film a lei dedicato da Franco Zeffirelli, “Callas Forever”). A quarant’anni dalla morte, in anteprima mondiale, un film coinvolgente e commovente che racconta la cantante d’opera lirica più famosa di tutti i tempi, attraverso filmati inediti, dal super8, 16 e 35 mm al video (un’intervista televisiva trovata perché registrata nel lontano ’73 da un suo fan, ma anche altri visti poco o niente) e quelli privati, dalle prove alle vacanze. Dagli incidenti di Roma (recita sospesa per afonia improvvisa) e Dallas (costretta a cantare senza voce) alle prove di una “Lucia di Lammermoor” a

colori, ruolo interpretato un’unica volta (2/3 repliche) a Chicago. E lasciando da parte tutto il gossip spietato, nato proprio in quelli anni, che riguardavano Maria, Onassis e Jackie. ”Attraverso quei filmati volevo dare al pubblico l’emozione – ha detto il regista -, perché allora la televisione e il modo di girare, avevano soprattutto limiti di tempo, e quei filmati riportano il modo di vivere d’allora. Dato che oggi noi possiamo filmare e vedere tutto senza limiti. Poi, dall’inizio alla fine, volevo offrire il suo punto di vista, perciò ho cercato di essere obiettivo e ho dovuto scegliere. Infatti, all’inizio la vediamo grossa e goffa; ma poi ho dovuto rinunciare a 25’ dedicati alla fase della perdita di peso, volevo raccontare Callas com’era, per questo forse il film sarà una delusione per chi ha di lei un’immagine falsa, quella costruita dai media”. Aristotele (Ari) Onassis? “Era veramente innamorato, è stato il più grande amore della sua vita”. Poi è stato proiettato anche, dopo l’incontro col pubblico, (Ian) “McKellen: Playing the Part” di Joe Stephenson, un documentario dedicato all’attore, gigante del teatro e del cinema inglese (non solo), osannato dai più giovani per i suoi ruoli nelle trilogie de “Il Signore degli Anelli” e “Lo Hobbit” (Gandalf) , ma anche nella serie “X-Man” (Magneto). Però l’attore ha interpretato oltre un centinaio di altri film, da “Plenty” a “Riccardo III” e tanta tivù di qualità. Due nomination all’Oscar, oltre 50 premi vinti e altre 57 candidature.
Un incontro stampa vivacissimo e godibilissimo come la performance di un re del palcoscenico. “Ci sono tante cose da ridere o da sorridere – esordisce McKellen -, oggi per esempio a Roma c’è il sole, quindi bisogna sorridere. Ho visto il suo primo film (di Stephenson ndr.) e mi ha chiesto di aiutarlo a fare un film su di me, è stato molto divertente, dato che non mi piace parlare di me stesso. Sono stato due giorni seduto a parlarne, ma credo di essere un’altra persona, in realtà non sono io, è un altro che fa la mia parte”. “Ho deciso di non fare la sua autobiografia – ribatte il regista –, ma mi sono tanto ispirato alla sua vita. E’ una sorta di album proprio giusto per ricostruire l’infanzia, riavvicinarsi al passato, a innamorarsene, pubblico incluso, come accade con Ian. E doveva essere cinema non documento”.
Sul suo outing, nell’ormai lontano ’88, McKellen confessa: “La decisione di dichiararsi è importante perché si smette di mentire, si è sinceri e si migliora. E poi il mio lavoro è dire la verità, però non è facile per nessuno, può essere un guaio per chi ha genitori anziani, un politico può perdere elettori, l’attore non avere più ruoli. Ma io l’ho fatto a 49 anni, e il mio lavoro ha avuto un’impennata. Vado spesso nelle scuole di recitazione e dico ai giovani di essere gentili, di dichiararsi, ‘non esitate fatelo’. Non mi pento di non aver fatto figli, anche perché per me fare sesso o adottare un bambino era illegale. Forse è anche un fatto di egoismo, pensavo che il bello di essere gay era non fare figli, appunto. Però ho dei buoni rapporti con i fan, con i giovani, per me va benissimo così”.
“Lavorare in teatro – conclude - vuol dire avere la capacità di comunicare col pubblico da vicino, al cinema invece si è sempre con l’obiettivo addosso. Essere famoso come star non c’entra niente col mestiere dell’attore. Un attore si rapporta al personaggio che deve interpretare. In teatro si prepara, ci sono le prove, si sbaglia. Si tratta di raccontare, mentre al cinema passa tutto attraverso la vista, il pubblico è muto nella sala buia”. Poi parla di Eduardo – “non è neanche italiano, è napoletano” – del suo incontro con la sua vedova, con Strehler per il quale ha recitato ne “La tempesta”; del suo lavoro: “il mio mestiere cambia di continuo, l’ho imparato facendo. Prima si pensava che bastasse mascherarsi, in realtà significa rivelare non
nascondere, altrimenti tutti sarebbero capaci di fare qualsiasi cosa”. Il terzo documentario presentato ieri è stato “Scotty and the Secret History of Hollywood” di Matt Tyrnauer, incentrato sull’ex marine Scotty Bowers. L’allora giovane, bello e simpatico Scotty approda a Hollywood nel 1946 e lavora in una stazione di servizio dove viene notato da molte star e inizia ad avere rapporti sessuali con molti personaggi influenti della mecca del cinema, tanto da creare una sorta di agenzia che procurava ragazzi per loro.
Ma solo nel 2012 ha deciso di raccontare, anzi svelare, la sua storia in un libro raccontando con lusso di particolari i segreti che nascondevano tra le lenzuola divi del calibro di Cary Grant e Katharine Hepburn, Spencer Tracy e il ‘regista delle donne’ George Cukor. Segreti mantenuti per cinquant’anni e rivelati solo dopo la morte di star, artisti e tecnici, tutti suoi ‘clienti’. Un documentario tradizionale nella forma in cui è lo stesso Scotty – che si dichiara bisessuale - a raccontare e raccontarsi, ormai novantenne, ma
ancora lucido e senza peli sulla lingua. Il tutto intervallato, da fotografie e filmati d’epoca, ovviamente non degli ‘incontri’, visto che allora non c’erano cellulari né digitale, e soprattutto dovevano essere top secret per la legge e, soprattutto, per il pubblico. Il quarto doc, visto oggi, “Trouble No More” di Jennifer Lebeau, ricostruisce un episodio della vita di Bob Dylan, quello definito della sua ‘rinascita’ cristiana iniziato nel 1979, presumibilmente, con la pubblicazione dell’album “Slow Train Coming”, per finire nel 1981 con “Shot of Love”. Il film è costruito
come un originale film concerto (filmati realizzati durante gli show della seconda parte del Tour ’79-’80), ovvero delle magnifiche canzoni intervallate da prediche – scritte da Luc Sante – recitate dal ‘pastore’ Michael Shannon. Infine, stasera, la grande e impegnata Vanessa Redgrave ha presentato il suo primo film da regista, “Sea Sorrow” (Il dolore del mare, da “La Tempesta” di Shakespeare), prodotto dal figlio Carlo Nero. Un film sui profughi che negli ultimi anni sono diventati per i governi europei un ‘caso senza soluzione’.
“Ho lavorato per i profughi come tutti noi – apre Redgrave all’incontro stampa -, tutti i colleghi e non, da Tom Stoppard a Benedict Cumberbacht, il quale mentre stava recitando a teatro in ‘Amleto’ ha chiesto, dopo ogni spettacolo soldi, per i profughi. E’ una situazione chiara come la notte e il giorno, ma per i nostri governanti sono senza speranza, peggio di niente. Stiamo vivendo tempi molto pericolosi per la democrazia, i nostri governi non vogliono dare aiuto, ma bisogna dare protezione ai profughi. L’idea del film nasce dalla fotografia del piccolo affogato al largo della Grecia, proprio su quella spiaggia dove i ricchi fermano i loro yacht, e meno male perché altrimenti non avremo mai visto quella foto. Il crimine che è stato commesso è quello di non aver offerto loro i biglietti per fare soltanto 15 km, e assicurare la loro vita. Questo è
l’esempio più orrendo della disumanità del nostro tempo”. “Per fortuna – prosegue - c’è qualche deputato o politico che si comporta in modo onesto. Un esempio, Angela Merkel che ha avuto la forza, dietro un accordo, di ricevere un milioni di profughi, ma, dopo le elezioni ha detto ‘ora non lo possiamo più fare, ma lo farei lo stesso se potessi’. Siamo tutti in grave pericolo perché così come vengono trattati loro saremmo trattati noi, senza sanità né un’educazione giusta, con gli anziani senza più il diritto di vivere, dopo aver lavorato e pagato le tasse per tutta una vita, nel nostro ma anche
nel vostro paese. E i bambini profughi muoiono muoiono muoiono…” “Sea Sorrow” – che uscirà nelle sale la prossima primavera distribuito da Officine Ubu – ha come riferimento Shakespeare (Ralph Fiennes intepreta Prospero), ma anche episodi personali dell’attrice ottantenne (durante la Seconda Guerra Mondiale è stata bambina profuga da Londra), ma cita anche profughi famosi come Mandela e Martin Luther King, e si concentra soprattutto sui bambini che hanno bisogno di protezione perché “sono il nostro futuro”. José de Arcangelo

mercoledì 1 novembre 2017

Alice nella Città sfoggia i suoi 'piccoli' gioielli alla Festa del Cinema: da "Please Stand By" a "Brigsby Bear", da "Cercando Camille" a "Lola + Jeremy"

Presentato oggi in concorso ad Alice nella Città, il festival autonomo e parallelo alla Festa del Cinema di Roma, il coinvolgente e commovente “Please Stand by” dello sceneggiatore e regista polacco - cresciuto in Australia - Ben Lewin (fra tutti i suoi film e telefilm, va ricordato “The Sessions - Gli incontri”) con un’impagabile Dakota Fanning, cresciuta sul set (da “Mi chiamo Sam” ad “American Pastoral”), presente anche in giuria e per una master class. l film racconta la vicenda della giovane autistica Wendy (‘normale’

fisicamente) che ama ballare sulle note del suo iPod e lavorare a maglia inventando maglioncini per oggetti inanimati. Un ‘dramedy’ on the road che affronta un argomento delicato, spesso mai sufficientemente approfondito, in cui Lewin dimostra quanto la ‘normalità’ sia relativa, perché quello che accade a Wendy può capitare ad ogni adolescente ingenuo e/o fiducioso nel momento che affronta il mondo (degli adulti) da solo. Dato che Wendy è ormai adulta, ma il suo comportamento è quello di un’adolescente.
La ragazza è in un istituto-panificio ma, per provare alla sorella maggiore Audrey (Alice Eve) e alla sua educatrice-psicologa Scottie (sempre giusta Toni Collette) che può badare a se stessa, decide di scappare per partecipare a un concorso di sceneggiatura televisiva, presentando uno script (da portare personalmente) di ben 500 pagine su Star Trek. Però, dato il brutale scontro con una realtà che non conosceva, il suo più grande desiderio è tornare a casa. Quindi, un’opera – sceneggiata da Michael Golamco - che fonde intelligentemente patologia e sogni, percorso e crescita, passioni e Star Trek, visto che i suoi eroi preferiti sono Capitan Kirk e Spock, protagonisti di un mondo fantascientifico che non prevede le insidie e
i pericoli del nostro. Forse. “Stand By Me” è stato presentato il 27 ottobre scorso all’Austin Film Festival e, dopo Roma, passerà al Virginia Film Festival l’11 novembre. Anche nei giorni precedenti nella rassegna sono stati presentati altri film degni di nota e, secondo noi, da aggiudicarsi qualche premio, anche collaterale. Un’altra scoperta, nel Panorama internazionale, è stato l’indipendente “Brigsby Bear”, opera prima di Dave McCary, reduce del successo del Sundance e della Semaine de la Critique di Cannes. Un strabiliante mix di realtà e fantasia attraverso la storia di James Pope
(sorprendente Kyle Mooney) che non ha conosciuto nient’altro che il mondo di Brigsby Bear, personaggio di un programma tv per bambini inventato dai suoi genitori-rapitori. Dato che gli è vietato persino uscire di casa, causa un fatale inquinamento – gli fanno credere -, quando viene liberato dalla polizia la sua vita cambia drasticamente: l’unico modo per dare un senso a questa spaventosa realtà mai vista è fare un film sul simpatico orsetto-supereroe. Una commedia originale e innovativa che coinvolge e diverte ragazzi e adulti. Sempre nel Panorama, il francese “Lola + Jeremy” di July Hygreck che in questa sua opera prima mette in risalto tutta la sua esperienza in corti, spot e video per raccontare una storia d’amore in cui trovano
posto tutti i campi in cui ha lavorato. Un film giovane, ma non giovanilistico, che fonde e confonde i diversi media, incluso graphic novel e fumetti. Non a caso il protagonista, il ventisettenne Jeremy (Syrus Shahidi) è un graphic designer che con il suo amico Mathias (Tom Hygreck) gestisce l’agenzia Cercasi alibi disperatamente per creare finti alibi per mariti fedifraghi. La venticinquenne Lola (Charlotte Gabris), invece, lavora in una ‘fumetteria’ ed è appassionata di supereroi e dei film di Michel Gondry (se stesso in ruolo cameo), tanto che ha visto e rivisto “Se mi lasci ti cancello”. La coppia decide di riprendere una
sorta di video diario della loro storia. Lui, però, ha il padre in fin di vita e pensa di mostrarglielo per rendergli più gradevoli i suoi ultimi giorni. Ma lei, ignara, lo scopre e, delusa e ferita, lo lascia. A quel punto, Jeremy, disperato, farà di tutto per riconquistarla, persino a inscenare dei rapimenti. Anche qui realtà e finzione si mescolano in un frenetico gioco di ricerca fisica e artistica, fra yootuber e cinema d’autore. Camei anche del batterista Manu Katché, per anni a fianco di Peter Gabriel, e del rapper Youssoupha. Il film uscirà nelle sale il 9 novembre distribuito da SunFilm Group.
Due film visti nel Panorama Italia, il primo “L’età imperfetta”, opera prima di Ulisse Lendaro. Un dramma sull’adolescenza che diventa pian piano un thriller sconvolgente. La diciassettenne Camilla (Marina Occhionero) vive in una tranquilla città del nord. Ha un rapporto conflittuale con la sorellina e un sogno, che sua madre (Anita Kravos, donna dell’Est pragmatica e lavoratrice) non capisce mentre il padre sì: diventare una ballerina classica e l’imminente audizione per entrare in un’accademia francese è una grande occasione. Anche perché la sua maestra (Anna Valle) le fa capire che può farcela. Nella sua vita però, prepotente come un vento estivo, si affaccia Sara (Paola Calliari), anche lei aspirante ballerina. Sara ha diciotto anni, un padre benestante e una madre assente, ma è carismatica e sensuale. Ma tra conturbanti slanci d’affetto e crisi, decisioni e colpi di scena,
il loro rapporto prenderà una pericolosa piega, segnando per sempre la vita di Camilla. Di più non possiamo svelare perché il finale, imprevedibile, gira intorno a rivalità e inganni, rancore e vendetta. Il film uscirà nelle sale italiane distribuito da Parthenos. “Cercando Camille” di Bindu de Stoppani (Panorama Italia), già autrice di “Jump”. Una commedia in bilico tra malattia (senile) e ricerca di se stessi, ma soprattutto sul rapporto padre-figlia, in tono leggero e ostinato come la protagonista, Camille (Anna Ferzetti), appunto, decisa a fare un viaggio con il padre (Luigi Diberti) per ricostruire il suo passato e, inconsapevolmente, ritrovare se stessa e la voglia di vivere. E, forse, l’amore in un autostoppista musicista (Nicola Mastroberardino) che suona il violoncello. José de Arcangelo

lunedì 30 ottobre 2017

"C'est la vie" di Toledano & Nakache conquista pubblico e critica della Festa del Cinema con una valanga di risate doc. Visti "Nadie nos mira" e "Stronger"

Alla Festa del Cinema di Roma, tra il weekend e oggi, sono passati altri film interessanti - dall'argentino "Nadie nos mira" al fenomeno francese "C'est la vie" (oggi è arrivato a 2milione di spettatori in patria), ma per il momento non tutti usciranno in sala prossimamente. Tra questi, l’argentino “Nadie nos mira” (t.l. Nessuno ci guarda) di Julia Solomonoff, con Guillermo Pfening. Un dramma su un attore di successo, divo delle telenovelas, Nico (Pfening), reduce di un fallimento sentimentale tronca all’improvviso la sua carriera in Argentina e decide di emigrare a New York nella speranza che un progetto con un regista

messicano vada in porto e che il proprio talento possa aiutarlo a trovare successo anche in America. Però non a fatto i conti con la sua presenza fisica: troppo biondo per fare il latino e con un accento troppo marcato. Nico passa regolarmente inosservato e per sopravvivere si arrangi i facendo lavoretti che gli capitano, dal cameriere al baby sitter per un’amica. E resta a galla grazie alla sua capacità di fingere. Però, Theo, il bambinetto di cui si prende cura in modo amorevole diventa il suo unico vero legame. Ma, quando il suo ex produttore, mentore e amante si rifà improvvisamente vivo, Nico sente vacillare le sue fragili certezze…
Un dramma contemporaneo attraverso il quale vengono a galla disagi e paure, fragilità e incertezze, anche dei nostri tempi e della nostra società, in cui serve ‘recitare’ per sopravvivere e dove la solidarietà spesso diventa lavoro e le relazioni sono solo interessi (economici). E, quando uno è in difficoltà 'nessuno ci guarda'. Dall’America arriva un’altra storia vera con “Stronger” di David Gordon Green, con un grande – come al solito – Jake Gyllenhaal nel ruolo di Jeff Bauman (tratto dal suo libro omonimo, scritto con Brett Witter
(sceneggiato da John Pollono). E’ il tradizionale film dedicata agli ‘eroi di tutti i giorni’ e a fatti di attualità legati al terrorismo, ma costruito in modo da coinvolgere e persino commuovere il pubblico senza eccessi sentimentali e/o retorica patriottica. Infatti, “Stronger” ci mostra un uomo comune diventato eroe suo malgrado perché, oltre ad essere sopravvissuto e aver riconosciuto uno degli attentatori, è deciso a non rassegnarsi, ma non è privo di difetti e contraddizioni. Soltanto nel finale, forse, la pellicola cade, forse, nei tipici tranelli delle redenzioni cinematografiche hollywoodiane.
Racconta la storia di Jeff, la cui vicenda ha appassionato il mondo intero e lo ha reso un simbolo di speranza, dopo l’attentato del 15 aprile 2013 durante storica maratona di Boston (era andato per vedere la sua ragazza, con la quale si erano lasciati da un mese), dove ha perso entrambe le gambe. Infatti, il suo percorso eroico e personale, gli darà la forza per superare ogni avversità e metterà a dura prova i legami familiari, mentre tenterà – non senza difficoltà – di ricostruire la sua vita al fianco della compagna Erin e di ritrovare se stesso. Anche grazie all’incontro con il suo primo
soccorritore, Carlos, un uomo che ha perso i figli e ora si dedica a salvare e aiutare altri ‘figli’. Nei cinema italiani prossimamente presentato da O1 Distribution. Infine oggi è stato il turno della nuova commedia di Eric Toledano e Olivier Nakache - ovvero gli autori del fenomeno “Quasi amici”- “C’est la vie! – Prendila come viene”, con un superlativo Jean-Pierre Bacri, capocomico di un film corale e direttore (piccolo imprenditore) di una squadra di catering alle prese con un matrimonio ‘perfetto’, cioè sofisticato e gradevole.
Uno spunto già usato da Robert Altman per “Un matrimonio”, solo che Toledano e Nakache, affrontano il dietro le quinte e offrono il punto di vista soprattutto di quelli che ci lavorano perché tutto funzioni a meraviglia. Una gustosissima commedia attuale e corrosiva i cui riferimenti sono la commedia all’italiana degli anni d’oro e l’episodio finale dell’argentino “Storie pazzesche”, Toledano dixit (in conferenza stampa), tanto che ha aggiunto che per “Quasi amici”, oltre la storia vera originale, lo spunto viene da “Profumo di donna” di Dino Risi. Quindi si ride e parecchio, grazie a un cast che offre il meglio del cinema e del teatro
francese, anche in piccoli ruoli. Sullo sfondo (la ‘festa’ è in un magnifico castello nei pressi di Parigi) disoccupazione, crisi economica, sentimentale e dei ‘mestieri’ (un ex professore di storia tra i camerieri, lavoratori in nero francesi e dello Sri Lanka). Dal pomeriggio fino all’alba, seguiremo tutte le fasi dell’organizzazione, in oltre 12 ore una lunga serie di equivoci, sorprese e colpi di scena, fino ad un finale in armonia grazie alla magia della musica che non ha bisogno di linguaggi né di classi per accomunare tutti. Il film uscirà il 30 novembre distribuito da Videa. José de Arcangelo

venerdì 27 ottobre 2017

Alla Festa del Cinema presentati i primi tre film, fra guerra e rivolta, emozioni e violenza, Resistenza e amore: "Detroit", "Hostiles" e "Una questione privata"

Teso ed emozionante, duro e crudo, “Detroit” sconvolge lo spettatore con la ricostruzione della ribellione afroamericana - nel ’67 - della città delle automobili (allora), partendo con immagini d’animazione che raccontano come gli afroamericani vi siano emigrati in cerca di lavoro e finiti in un quartiere ghetto. Infatti la storia è ispirata alle sanguinose rivolte che sconvolsero Detroit – sempre sceneggiata da Mark Boal -, dato che sulle strade della città si consumò un vero e proprio massacro ad opera della polizia per

cui era stata chiamata addirittura la guardia nazionale. E si concluse con un bilancio di tre afroamericani uccisi a sangue freddo e centinaia di feriti gravi. Tutto ebbe inizio con una ‘semplice’ retata a un club privato di cui furono testimoni gli abitanti del quartiere, dando inizio alla rivolta antirazzista. Quindi, la rivolta successiva portò disordini e distruzioni, e si concluse con i fatti accaduti quella terrificante notte al Motel Algiers in cui sono stati tenuti in ostaggio e torturati dei giovani
afroamericani (e due ragazze bianche che si trovavano con loro) durante la ricerca di un presunto cecchino (in realtà si trattava di una pistola giocattolo) e che finì con l’assurda morte di tre di loro. Bigelow, con uno stile quasi documentaristico, ci trascina dalle strade all’interno del Motel, in cui siamo testimoni impotenti di ogni sorta di tortura psicologica e fisica esercitata dai poliziotto, tanto che ad un certo punto persino la guardia nazionale si tirò fuori. Per concludersi con un processo farsa che anziché condannare i poliziotti li assolse.
“In questo caso – ha dichiarato l’autrice -, volevo mettere lo spettatore dentro il Motel Algiers, così da fargli vivere l’esperienza quasi in tempo reale”. Mentre per gli esterni, insieme a Barry Ackroyd, la regista ha inserito dei filmati veri della ribellione che si mescolano perfettamente al girato odierno. Boal aggiunge: “I film storici possono risultare leggermente antisettici, specialmente se sono passati cinquant’anni (si compiono proprio quest’anno ndr.). Solo quando incontri le persone che sono state realmente coinvolte, inizi ad apprezzare che i fatti storici in realtà sono la storia di persone vere. E questo è diventato il fulcro della mia sceneggiatura”.
Certo, Bigelow non cerca né può dare risposte e/o soluzioni ad un problema così complesso e ancora oggi duro a morire (vedi i fatti di Charlottesville, per ricordare i più recenti) e per farlo confida nella presa di coscienza dello spettatore (soprattutto americano, ma non solo), dato che sostiene che il mezzo cinematografico “parla al subconscio, chiedendo allo spettatore quasi un coinvolgimento attivo”. Se i ritratti psicologici privilegiano le ‘vittime’, ma non sempre, visto che i poliziotti sadici e violenti ci riportano in mente altri episodi della storia americana, dal Ku Kux Klan ad oggi, quasi a ricordarci che spesso i razzisti più fanatici (neonazisti) trovano posto nella polizia, dove sfogano tutto il loro odio
contro persone innocenti e indifese. Bigelow, infatti, nella terza e ultima parte del film analizza le conseguenze – qualcuno dice in modo addirittura schematico -, soprattutto sulle vittime per le quali l’esistenza non sarà più la stessa, tra rassegnazione e sogni infranti, indignazione (anche da parte dello spettatore) e impotenza, quando le illusioni di pari opportunità vengono cancellate. Secondo noi era l’unico modo di raccontare una storia da non dimenticare, al di là della denuncia. Una delle tante di questo nostro mondo. Non a caso l’episodio
dell’Algiers ci riporta in mente il ‘nostro’ Diaz (Genova) e il film di Vicari. Presentato oggi anche il nuovo film dei fratelli Taviani, liberamente tratto dal libro omonimo di Fenoglio, “Una questione privata” con Luca Marinelli, Lorenzo Richelmy e Valentina Bellè. Che non è l’ennesimo film sulla Resistenza. “Abbiamo sempre amato Fenoglio – confessa Paolo, Vittorio ultimamente non partecipa alle conferenze stampa – che consideriamo il più grande scrittore italiano, ma che non siamo mai riusciti a portare sul grande
schermo per causa di diritti già presi da altri, siamo sempre arrivati tardi. Ma un pomeriggio di quattro anni fa uno di noi due, a Roma, l’altro a Salina, all’insaputa l’uno dell’altro, ascoltiamo la voce profonda e da noi molto amata di Omero Antonutti, che rilegge ‘Una questione privata’. D’impeto, ancora ciascuno per suo conto, telefoniamo a Omero. ‘Ma sono dieci anni che l’ho inciso!’, ride e aggiunge ‘Cinque minuti fa mi ha telefonato per ringraziarmi tuo fratello! Che succede?’ E nel giro di pochi giorni, grazie a questo nostro grande attore, sapemmo quale sarebbe stato il nostro film.”
“E’ la storia d’un impazzimento d’amore. Una storia d’amore in contraddizione col momento storico in cui avviene, il clima di violenza degli uomini che si combattono, si uccidono. L’orrore della guerra corre parallelo alla corsa di Milton (il protagonista ndr.) alla ricerca della verità. Non gli basta la mezza verità suggerita malignamente dalla custode, vuole tutta la verità. L’impazzimento d’amore gli fa dimenticare la Resistenza che l’ha portato in montagna a combattere il fascismo. Oggi il fascismo torna o tenta di tornare. E’ proprio di questi giorni un manifesto di Forza Nuova copiato proprio da quello della
Repubblica di Salò in cui un negro allunga le mani su una donna bianca indifesa. E poi quello degli adesivi dei tifosi della Lazio con il ritratto di quella bambina, che non riesco a nominare, perché è figlia di tutti noi”. “Quando scegliamo un libro – conclude -, un racconto che sia di Tolstoj o Pirandello, riconoscenti diciamo: Grazie Tolstoj, o grazie Pirandello, ma ora noi andremo per la nostra strada che è quella del cinema, vi tradiremo per costruire quell’organismo audiovisivo che è un film, non letteratura. Proprio Pirandello
diceva che le storie sono come dei sacchi vuoti, afflosciati a terra. Solo se li riempi con i tuoi sentimenti e pulsioni allora stanno in piedi”. Ieri, invece, era stato presentato anche “Hostiles” scritto e diretto da Scott Cooper con Christian Bale, Rosamund Pike e Wes Studi. Un altro oscuro, duro e crudo pezzo di storia americana, in un western malinconico e spietato fra l’ultimo John Ford (soprattutto da “Sentieri selvaggi” e “Soldati a cavallo” a“Il grande sentiero”) e Sam Peckinpah.
Nel 1892, un leggendario capitano dell’esercito (Bale) accetta con riluttanza di scortare un capo guerriero Cheyenne in punto di morte (Studi) e la sua famiglia fino alle terre natie. I due vecchi rivali affrontano senza fine, mille miglia di cammino da Fort Berringer, nel Nuovo Messico, alle praterie del Montana. Durante il lungo ed estenuante viaggio incontreranno una giovane vedova (Pike) i cui cari sono stati assassinati brutalmente (tre figlie) da un banda di ostili Comanche. Proprio questa terribile scena fa da prologo al film.
Il film diventa un amara riflessione sull’uomo e la violenza, su guerra e vendetta, sull’ambiguità del male (l’uccidere che diventa abitudine) a cui non sfugge nessuno, fra potere e sopravvivenza, odio e (ancora) razzismo. José de Arcangelo